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Inan-Cervix:catalogo

A - Episodio della dedicazione - Porta del Toro
B - Annunziata
C - Coro
D - Trono Reale
E - Cava delle pietre
F - Confessionale
1. porta del toro
2. "68"
3. Automa
4. inan-cervix
5. E.G.O.
6. "[...]"
7. Trono Reale
8. Partenogenesi N.1
9. Peti
10.Partenogenesi N.2
11. "[...]"
pianta

 

"Solo la cosa che non c’è ha il cespuglio,
solo la cosa che sarà, è il fiore,
quello che c’è si scompone cade in pezzi."
(József Attila: Coscienza)

 

-Glottis-

Silenzio

(associazioni)

 

 

Il mondo è diventato strepitoso! – Manca il silenzio. – espolsioni, stridori di freno, slogan pubbicitari alzati, molti programmi televisivi che diffondono cattivi gusti, rumori industriali, circolazione strillante, squittente delle grandi città, strepito, politico - commerciale piombano addosso a noi dall’esterno e ci shockano ininterrottamente.Come se questo fosse la superficie: la vita stessa, come se il nostro mondo interiore non esistesse, come se le regole dei nostri rapporti umani fossero tale quale alle regole prescritte dai cartelli del traffico presi nota meccanicamente e rispettati o non rispettati, come se l’esigere giuridicamente fosse identico a quello esigibile umanamente. Qualche volta ci sembra che non ci sia fuga da questo mondo.

L’uscita di emergenza non c’ è da nessuna parte.

Siamo privi di silenzio, che ci dà la possibilità di ascoltare dentro il nostro mondo che sta sotto la superficie, di sapere di che cosa dovremmo occuparci davvero, che cosa sia veramente importante affinchè "i temi" della nostra vita, del nostro mondo di pensare e dei nosrti sentimenti passino al centro della nostra attenzione e che il nostro spirito non sia tematizzato dall’esterno. – Nel nostro animo c’è fame di silenzio.

La fame di silenzio ci avverte che il silenzio ha un ruolo vitale cioè quello di mantenere la salute così come un alimento del corpo, ovvero "l’uso della mente"lo hanno. Dante: (Le dolci rime d’amor.788.)

Da questo punto di vista: biblioteche, musei, esposizioni, conventi, parchi, boschi, grotte, le gite, il nostro stare insieme con le loro piante e con i nostri animali le nostre intime comunità familiari e d’amicizia, ricevono sempre più grande ruolo perchè tutte queste sono i luoghi del silenzio necessari per il mantenimento della salute umana

Ma è così nei nostri quotidiani? Oppure ormai non ci accorgiamo neanche della mancanza? – Se è così perchè è così? – Possono crescere delle generazioni mangiando le compresse di vitamine e di calorie non conoscendo il vero gusto dell’uva, dell’arancia, della mela ecc. dopo questo sentono il genuino estraneo, senza gusto? Possono farsi adulte generazioni che conoscono la civilizzazione che usano in modo naturale le invenzioni della civilizzazione, la tecnica - e questo è una cosa magnifica senza che non abbiano fame per la cultura intellettuale e del proprio popolo e di quella del mondo? E le scuole? Forse formano delle persone –pezzi di ricambio, persone pezzi di ricambio intercambiabili? – Secono le leggi del mercato? E le persone si presentano in massa per essere istruite in questo modo perchè – vivere secondo i modelli sempre più dominanti della società vuol dire diventare vendibile, diventare ben vendibile (avere successo) che dopo il lavoro, stanco, fa un tonfo davanti alla scatola della tv con la propria bevanda raggiungibile e con sua moglie raggiungibile?! – Scuola – e insegnante – l’Uomo questo non lo vuole, non è questo il contenuto del nostro mondo interiore.

"Il corpo laborioso e lo spirito creativo, / Di’ come potrebbe l’uno attaccare l’altro? / La mente se comprende si placa, / ma non può calmarsi senza il cuore. / E la passione si perde nel granchio fuggevole, / Dove non la sleghi disciolga la mente." (József Attila: poesia occasionale sulla situazione del socialismo ad Ignoto.)

Ci vuole silenzio per l’amore, per la nidificazione, per il riposo; il silenzio della bontà e della bellezza.

 

Il silenzio non è ozio bensì il campo elettrico del campo dei lavori delle attività

del mondo interiore, dinamismo interiore fonte energetica necessaria per l’azione esteriore che il ritmo, si ripete, dà conferma al corpo, all’animo. (Quando ripetutamente, in un’ora e ritmo determinati ci dirigiamo alla casa che offre sicurezza allora torniamo a casa e non solo semplicemente andiamo a casa.)

La ripetizione nella musica come nel battito del cuore, nella circolazione sanguinea, nella respirazione, nei rapporti umani, nelle abitudini, nelle feste, nella nostra lingua, nei giochi, dà una sicurezza di valore naturale e chiara e la sensazione di casa: il silenzio della sicurezza non è il silenzio del turbinio della distruzione, della furia, del senso di essere minacciato, dell’assoggettamento, dell’avvilimento, dell’imitazione servile dell’oppressione, della standardizzazione, del diventare macchina, del pezzo di ricambio.

Il silenzio quindi è multiforme. – Difficile, pesante, profondo, spaventoso, pretemporale, pensieroso, sordo, luttuoso, sereno, funebre

insopportabile, scomodo, sublime, toccante, tranquillo,pauroso, funereo, orribile, consolante, soffocante, opprimente, tormentoso, magico, intrigante, mite, tetro ecc.

Secondo un’altra suddivisione: fisico, biologico, spirituale, sociale, /guerresco, politico ecc./

Il pubblico è in silenzio finchè lo spettacolo teatrale, il concerto, la predicazione ecc. durano.- Il silenzio- in questo caso- è il silenzio dell’atteggiamento esterno

Nel mondo interno delle persone che compongono il pubblico possono verificarsi un’operosità, un’attività incredibilmente forti per l’effetto della avvincente produzione che concentra l’attenzione: felicità, afflizione, ansia, la sensazione della affrancatezza, desiderio di purificazione,sdegno, indignazione, affetto, tristezza, buonumore, depressione, ecc.E allora anche il ritmo del cuore cambia.

Il carattere comune delle persone che sono diverse è che stanno concentrandosi, sono in silenzio e svolgono un lavoro interno energico: diventano pubblico, stanno per immedesimarsi nella produzione.

Con questo segnale può scattare l’applauso, può seguire forse la mancanza dell’applauso. In quest’ ultimo caso il silenzio può essere pesante.Quanto diverso questo silenzio da quello precedente all’applauso scrosciante ed esplosivo quando le persone non riescono subito a rinvenire dall’incanto dello spettacolo. Questo silenzio è il silenzio del prima dell’eruzione dei sentimenti ammassatisi, delle energie accumulate del pensare che rinsalda, unisce, rende compagno di esperienza gli sconosciuti che da questo momento in poi si guardano da conoscenti e qualcosa di comune germoglia in se stessi e se più tardi si incontrano allora entrano in discorso poichè loro ormai hanno un comune ricordo sentimentale-psichico-mentale. Tutto questo si è instaurato in quel comune silenzio di cui anche loro sono stati interpreti, partecipanti nel tale silenzio il loro mondo interiore è risonato.

Numerose voci del loro io interiore potevano risuonare ed eventualmente potevano accorgersene con spavento dei nuovi sentimenti, pensieri che senza silenzio non potevano mai entrare nella loro coscienza. Nella loro vita è successo un cambiamento.-Quest è il silenzio concettuale.

 

"…dentro c’è silenzio. Come se fosse qualcosa / fosse risonato suonando." – József Attila: (Paese)

Questo silenzio ormai non è dentro le molte azioni e atteggiamenti superflui, superficiali che sulla superficie sembrano inevitabili oppure veramente inevitabili, ma qui in questo silenzio può concepirsi la volontà di diventare uomo anche nel mondo "superficiale", visibile come è in realtà. Purifica se stesso dagli estranei depositi, estranei per il mondo interiore.-Questo è il silenzio della catarsi. Il nostro termine silenzio di per sè senza attributi non ha un senso concepibile. Con altre parole silenzio è un tale niente, - un punto di partenza non disturbato da niente di esterno-da cui può formarsi qualsiasi cosa. Ma affinchè questa possibilità diventi realtà nel mondo interno dell’uomo è necessario che da un lato ci sia una tale energia che penetri nell’uomo all’altro lato invece bisogna che questa energia si incontri con il lavoro dell’io interno.

L’insegnante e l’artista che costringono al silenzio e in generale il parlante oppure la persona che prepara l’oggetto con il proprio lavoro realizza quegli oggetti, opere / plastica, quadro, scrittura, voce, parlare ecc. /- quindi il mondo sensibile concepibile da lui generato – che poi nel pubblico, nel singolo individuo – nel farsi silenzio anche fuori, nel silenzio – avvia il "discorso" interno.

Il silenzio infatti come "discorso" se vogliamo è comunicazione che ha un mittente e un destinatario. / Molte volte l’io interno è il mittente e quello che travaglia nell’esterno è il destinatario. Tra il mittente e il destinatario si svolgono un dialogo spesso un dibattito, una lotta.

 

"Stava in orecchio il silenzio – batte l’una." (József Attila: Coscienza)

 

Questo silenzio lo sente, interpreta (spesso in modo intuitivo) – l’insegnante, l’artista in generale l’altra persona. Il silenzio è imbarazzante se non ha contenuto quando interrompe l’effluvio sentimentale e intellettuale tra il mittente e il destinatario.

Tra le persone che sono molto vicine si realizzano dei silenzi loquaci. – I silenzi insopportabili e imbarazzanti dello sforzato stare insieme senza contenuto reale sembrano infiniti. Il silenzio quindi ha anche il tempo soggettivo. – Anche il silenzio dell’aspettare può essere multiforme. È anche diverso il silenzio della meditazione e della contemplazione.

Il silenzio deriva dalla parola onomatopeica far tintinnare e diventare silenzioso – come il contrario del silenzio -, esprimendo anche quello che è necessario silenzio affinchè il suono, possa nascere; - esca dal silenzio.

 

" Fanno tintinnare qualcuno è morto!" – sentivo da bambino nel mio paese. Si usava dire questa parola quando la piccola campana della chiesa, la campana a morto ad alto volume in veloce successione suonava, cioè il campanaro tirava la corda della piccola campana e – da intenditore dava anche ritmo a quella. Poi diventando più grandi anche noi potevamo suonare la campana. Quanto più diverso suonava la campana dei morti che il campanone di voce profonda! È quanto fosse diverso "lo strepito della campana stonata" (Petõfi), quando tiravamo la corda del suono così, che il ritmo di essa si è rifratto e la sua voce diventava irrequieta come nel pericolo il battito del cuore e tutti sapevano che che c’era pericolo : incendio, l’acqua, ghiaccio minaccia il villaggio.

Una delle particolarità del sogno è che il quadro reale esprime proprio il contrario del suo primo significato, - oppure si rivolta in esso. Nelle diverse lingue tante volte le parole di contenuto opposto sono di stessa radice. Il significato del latino sacer, -cra, -crum ugualmente può essere santo, consacrato, e maladetto, esecrato. Nella lingua ungherese quando per esempio dal silenzio sarà un suono diciamo che risuona, quasi indicando che il silenzio e la voce appertangono l’uno all’altro come la luce il buio, come la luce e l’ombra, l’uomo e la donna e, jin e jang uno e molti ecc.

Anche la luce e la voce possono essere parenti e anche contrari dell’uno e dell’altro. Dante accoppia i fenomeni luminosi e acustici uno sopra l’altro (Inferno): dove il sole " dove tace", dove vaga ai posti muti dalla luce che ronzano nella tempesta. –József Attila e Goethe scrivono così sul silenzio.

"Così faccio abituare il mio cuore al silenzio. /non è cosí difficile. - /si schiera qui che si è scomparso / … La luce della tua fronte/ fa brillare ogni foglia/ … vedo come solleva l’orlo della tua gonna il vento./ … stelle si accendono e cadono/ ma ti fermeresti nel mio occhio/ il tuo gustoso sapore come il silenzio nella grotta". – (József Attila: Ode)

ossia: "Attraverso il freddo spazio vola un corvo / e il silenzio cade. Sentite / queste ossa il silenzio? / si cozzano le molecole" – (József Attila: Notte invernale)"

Goethe: il canto notturno del vagabondo / Wanders Nachtlied.

Ormai su ogni roccia / siede silenzio, / Silenzioso fronde, senti / Riceve un impulso: / Sospira la notte./ che cosa l’uccellino del bosco, / anche tu fra poco, / Riposi, non avere paura …"

Uber allen Gipfeln / Ist Ruh./ In allen Wipfeln / Suprest du / Kaum einen Hauch; / die Vogelein schweigen / Im Walde. Warten nur, balde / Ruhest du auch."

 

 

A

Porta del toro

 

 

 

Nel sogno il pensiero diventa immagine in cui spesso si anima il contenuto originale iconico delle parole, nascosto, immerso nell’incoscienza. Anche la storia della lingua e della scrittura narra di questo. Anche le parole che segnalano i pensieri più astratti, si sarebbero sviluppate similmente alle lettere della scrittura. L’uso delle lettere – in conseguenza della sua velocità – ( il pensiero è più veloce della fantasia) ha deteriorato oppure ha oscurato la loro origine iconica. Nella lettera ebrea alef e nella lettera greca alpha si è smarrito l’immagine originale del toro. Anche dal pensiero veloce cade il contenuto iconico originale che una volta c’era in ogni concetto.

E’ ben comprensibile perchè è la porta del toro che apre lo spazio; protegge "la donna", appartengono l’uno all’altro come la donna e l’uomo, il suono e il silenzio, la vita e la morte. L’antropologico 1=1+1=1, la donna + l’uomo= la persona. Tutto ciò è stato espresso dall’antica parola greca androgunos – individuo ambigenere. Nella mitologia greca, le due parti, da quando sono state separate, cercano l’uno l’altro perchè diventino un individuo solo di nuovo.

"Porta del toro"(1.) All’entrata un bambino ferito che ha una forma simile alla lettera latina A, la quale deriva dalla lettera greca alpha che – similmente alla lettera ebrea alef – custodisce insensibilmente e in modo deteriorato l’immagine del toro. Una volta l’immagine e la lettera che segnala la parola erano inseparabili. L’A/lfa/a; il Principio; il punto base. L’immagine del ragazzo è un simbolo scolpito in aluminio. "Il portatore della luce" incorniciato in una cornice luminosa. L’essenza di una storia. Riporta un’epoca remota, e (probabilmente) come tanti altri miti ricevuti in eredità ha il ruolo di reinterpretare qualche scopo non raggiungibile, un desiderio, qualcosa che non va in disuso.

"Questo non è mai accaduto, ma è sempre stato così." Accoppia la sapienza antica con l’aspetto moderno anzi postmoderno: l’antico è messo al servizio dell’odierno, e l’odierno appare ai limiti delle forme antiche ancora già comprensibili – incomprensibili.

Si sente un rimbombo piano, "penetrante". Sorge da noi l’essenza delle nostre esperienze dei rumori di ogni giorno, e nello stesso tempo l’interferenza vibrante di quello, alimento della nostra esistenza. Neanche la sua mancanza esterna fa cessare quella permanente esperienza di suono ed esigenza di suono in cui siamo nati, e la cui vibrazione portiamo nel nostro corpo dal momento della nascita.

Il grigio muro di pietra; il Toro non realizza il suo compito (come è deteriorato anche dall’alpha e dall’alef), e allora ci vuole una zona di protezione che trattiene la violenza esterna. Pensiamo al comunicato del Club Romano (Ròmai Club), alle malattie sociali del mondo odierno, alle guerre, all’esercito di moda dei giovani uniformi che sono stati scolpiti nelle scuole per diventare componenti, ai rumori dell’industria, ai danni psichici, etc.. In più anche la natura può sbagliare.

B

Annunziata

Mi dispiace molto che il Sole non può essere portato nella grotta. (In chiesa, nel corpo femminile, nella madre comune) In uno dei miti giapponesi il Sole è chiamato dalla grotta ogni anno con la musica, e allora cominca la primavera. (Il genere, l’organizzazione non permette che il Sole sia messo nello spazio dell’esposizione.) Benchè la storia della mitologia conosce anche delle dee del Sole, per es.: Amateraszu Omikami la dea del Sole scintoistico, oppure il culto del Sole nell’antico Egitto, il Sole con la testa di un falcone e con le ali di Damanhur. Le pareti di questo spazio sono rivestite di bianca tela funebre dagli americani neri, ed è stato nominato "Annunziata". E poi improvvisamente (come se fossimo sotto il cielo scoperto soleggiato, oppure nel Paradiso di Dante), appare la "Basilica Celeste", un incantesimo nero illuminato da un colore bianco, che non è misterioso, ma puro quasi sterile, atemporale, neutrale, ed il desiderio ridondante "non cadere vittima delle mani umani" entra nel nostro cuore irresistibilmente. Una visione ben distinta, separata dalle altre parti: un’opera naturale ed umana; è del carattere dell’uomo odierno, una costruzione umana-industriale, e come se il significato di questo fosse che l’uomo interviene nell’ambiente naturale anzi lo trasforma, e di conseguenza cambia anche la natura propria. L’uomo è sempre stato una creatura interveniente. E’ intervenuto nel suo mondo interno ed esterno – non come chi è una cicogna "perfetta", e se c’è qulacosa stabile nell’uomo, allora quello è il cambiamento. – Sebbene spesso con la coscienza falsa.

Anche la natura può avere/ha dei rifiuti, perfino anche nel DNA. Perchè l’uomo fosse l’eccezione, il quale è cittadino di due mondi – come lo sappiamo già dal Centauro – e in cui possono essere trovati i valori ed i vizi dei tutti e due i mondi.

"68"(2.) La librazione del silenzio incarnato, ovvero come si può far apparire il silenzio per gli occhi? E quale silenzio? L’esterno? L’interno, e quale silenzio di quello? Quello depressivo, oppure quello che porta tranquillità serena, quello che aspetta la "buona notizia", o quello prima della tempesta. Sarà questo il silenzio, forse il silenzio della comunità degli uomini? Oppure dell’incertezza? Forme amorfe pendono dai fili invisibili tra il Cielo e la Terra, e queste forme si librano in aria, danzano quasi insensibilmente, tremolano tra i poli delle forze attrattive corporeo-sensitivo e celeste-musicale. Se la frequenza delle oscillazioni arriva nella zona percettibile, possiamo anche sentirlo.

Tra i nostri organi sensori l’udito si è sviluppato per l’ultimo, quando esisteva già la coscienza primitiva dell’uomo, e si è formata una certa scala sentimentale, e forse per questo si è dimostrato un insegnante ottimo. Nessun altra cosa ha un legame così stretto con tutti i nostri stati sentimentali, il dolore e la gioia, l’accoppiamento e la caccia, l’esplorazione e la fuga. L’emissione della voce, il parlare, la musica ci unisce con i prossimi, ma anche con gli animali.

"Automa".(3.) Una personalità di una volta che diventata una macchina, dormendo con gli occhi aperti, un personaggio umano, diventato bianco, con la testa brusca che dà l’idea di una persona insensibile: è il simbolo dell’esistenza, della vita isolata, caduta dalla rete del contatto ed interesse umano. Una cosa che mi deprime, mi disturba, e mi agita. Mi disturba di più la vista dei segni frenologici, topografici scolpiti nella testa. Oh, non è la frenologia che mi disturba ma la cosa perchè l’ideologia omicida del secolo scorso voleva metterla a proprio servizio. Esattamente come la genetica oppure l’eugenetica.

"Inan-Cervix"(4.) Suscitare il dubbio. Un tentativo sterile, infruttuoso, la mancanza della testa, dell’ingenio, la mancanza del ragionamento, l’immagine di questo mondo poco sviluppato. Come e quando può questo mondo neonato diventare maturo, speculativo? Quest’aspirazione è il primo segno della nostra capacità percettiva e capace di valutare, la quale si arresta e si rimette sempre in carreggiata. Il primo germe dello sviluppo della ragione.

Di fronte a noi c’è un neonato, un bambino che sta in piedi. Appena visibile , indossa un abito di velluto bianco, guarda nella nostra direzione, e come se ci sentisse. Ad un tratto comincia a tremare, e poi cresce, e diventa più alto di un uomo di startura media. Vuole diventare un uomo, vuole crescere, ma non può oltrepassare le misure proprie. Il precedente "Automa" era un uomo, ma adesso si è trasformato in una macchina, si tratta del contrasto paradossale di questo. La macchina esce dal suo ambiente meccanico, vuole diventare un uomo – inutilmente. L’uomo diventa una macchina e si isola dall’ambiente umano. Il movimento cosciente, iniziale del germe di bambino dipende dall’ambiente, è attivo, operoso, e valuta subito le sue impressioni, cioè reagisce agli avvenimenti, li elabora, e poi ci fa sapere tramite visioni ed immagini mistiche che non ha testa.

"E GO" Così separata. L’ io strappata? La sorte dell’ego? – oppure due bandiere con lettere? In una bianca cornice plastica pendendo dal soffitto, separando lo spazio in due così che anche le lettere costituenti di EGO si separano: La lettera E è nell’uno "metà campo" ed il GO è nell’altro. (scritta con le dita bianche, curvandosi un po’ in giù, additano noi, perchè?) La sorte del mondo e l’EGO, la sorte dell’io non è una sorte distinta, quindi si può dire che in questo contesto – il mondo sono io. Oppure sono solo nel mondo? Oppure il mondo è dentro di me? E’ una disputa filosofica da molti millenni. La differenza minimale tra il tempo e lo spazio. Tale composizione che ha il ruolo catalizzatore: non cambia, ma "senza di questo non potrebbe venire in mente quello che stiamo pensando adesso."

D

"Trono reale – Penitenzieria"

Purezza di laboratorio. Un’ingenuità quasi-quasi di cattivo gusto, che è rafforzata anche dai colori. Vizi misurabili con la bilancia da farmacista. "Trono reale"(7.) Si sente una musica leggera di liuto, testo sconosciuto. Come se fosse un testo anzi una poesia degli antichi ungheresi. Il profeta musicista sta su una pelliccia bianca, un manto reale: su un simbolo collegato al supremo potere umano ed alla ricchezza materiale. Come il simbolo della "bellezza" mi viene in mente Caravaggio, il musicista con l’aspetto di un profeta canta in una voce celeste, femminile, è nudo ed è coperto dal suo strumento musicale. Appare così pulito da ogni "pelle" morale, esteriore, come gli uomini senza abiti o tute. Le sue dita ed unghie sono insanguinate. Non è un simbolo qualsiasi. Forse è così come si calpesta un serpente. Di fronte al musicista nel centro della sala sotto due campane di vetro ci sono due bambini che ascoltano. Ascoltano i colori del liuto e le sue vibrazioni quasi quasi virtuose diaboliche. Nelle campane di vetro sono protetti oppure carcerati, che cosa aspettano? La libertà o la sicurezza?

E

"Cava delle pietre"

"Peti"(9.) Il sottofondo è un "materiale" bianco abbagliante. Davanti al sottofondo appare un puntino da lontano, e poi la forma di un bambino. L’immagine si avvicina lentamente, ed un bambino bellisimo diventa visibile che indossa un abito da arlecchino, sul suo viso dipinto in bianco scopriamo un’espressione strana, incomprensibile, e come se volesse dire o fare qualcosa, ma è paralizzato da una forza esterna, invisibile, e spaventato batte solamente le palpebre, e come se non guardasse avanti ma indietro, le immagini costrittive sorgenti dalla memoria, il linguaggio mimico prima delle parole e della voce. Quando lo sguardo ha già riconosciuto il protagonista bellissimo del film, nel centro dello spazio di fronte al bambino c’è anche un bel viso femminile che gurada il bambino.

(8.) Partenogenesi N°1 cioè l’essenza di un viso privo di ogni esistenza superficiale, esteriore, una forma trasformata, credo che si guardino, che cerchino con lo sgurado l’uno l’altro – fa rabbrividire. Questo strano dialogo può essere espresso solo con il silenzio e con il suo contrappunto rinforzato, cioè con il rumore doloroso che impregna il loro rapporto. Nel primo momento ho denominato questa sala "Cava delle Pietre". Questo immagine simbolico – grazie ai miei ricordi del secolo scorso – ha provocato in me una visione completamente diversa, contraria. Ho visto una cava delle pietre, un campo di lavoro. "Arbait macht frei." In questo spazio si sente il mondo della cava delle pietra e del Gulag pulito da ogni espressione prosaica.

C

"Coro"

Uno spazio con l’atmosfera misteriosa. Un bastione, una fortezza con la pianta della forma circolare, un punto base senza fine, un utero femminile, oppure il centro di un reattore. Qui si entra attraverso un canale stretto, e dentro c’è la luce abbagliante. La luce della purezza, della non esistenza, e della mancanza di spazio. Nel centro di questo spazio di forma circolare: un podio circolare con un leggio. Stanno mutamente, creando quasi il silenzio, aspettando qualcuno o qualcosa, ma adesso abbandonati come gli orfani. E’ possibile che saremo vittime del gioco ingannevole dei nostri sensi: come se da qualche parte dello spazio un suono stridente, "sporco" non identificabile, forse "interno" corresse verso noi. Si notano solo adesso i bambini che giacciono sul terreno "Partenogenesi N°2" (10.) perchè giacciono sotto il nostro piano visivo, l’orizzonte della nostra vista, intorno al podio. Avranno un anno. Hanno un colore bianco come la porcellana, come il corpo umano ghiacciato che è stato lucidato dal vento e dal gelo. Vivono, aspettano la nascita, oppure sono già morti?! Oppure c’è un peso immaginario che non li permette di raddrizzarsi, oppure emergono appunto da lì? Forse questi bambini saranno quelli che daranno funzione al pentagramma. Loro faranno risonare lo strumento. Gli adulti di oggi non sono capaci di fare tutto ciò, oppure la loro infelicità, la loro purezza che sembra quasi-quasi quella dell’altro mondo è il contrappunto della violenza adulta, dello scenario della vita già scritta. Questo qua è un palco, anzi il palco del mondo, anzi il podio e il perntagramma sono presenti perchè poi la musica e la voce si facciano sentire. I suoni udibili sono come uno spazio interno, un nulla condensato, chiassoso. Questo silenzio è rischioso, tutto o molte cose sono ancora possibili. Si sente la strana atmosfera dell’ansia. La sorte dei bambini e delle donne nella storia per me è spaventoso, Lo sapevo già, ma adesso alla mostra mi sento un’ansia strana l’esistenza della sorte possibile dei ragazzi. Nel 500 i manuali dicevano che: "alleva il tuo bambino in terrore, e ti porterà pace e benedizione".

F

"Confessionale"

 

L’uomo comune ha tanti generi, cioè recita tanti ruoli ogni giorno, accanto al lavoro professionale o forzato. In ogni ruolo deve mettere alla prova le sue differenti proprietà e capacità, e tutto ciò non è solo la cosidetta competenza, ma anche mentalità, pazienza, la prontezza all’amore. Anche questa mostra ha tanti generi, ed in questo senso sta più vicino alle esperienze abituali dell’uomo. Questo è molto importante perchè nello stesso tempo i simboli non sono facilmente leggibili, ma conseguenza della natura dei simboli, la possibilità dei diversi significati rende più libero lo spettatore.

Mi è venuto in mente Gabriel Garcia Marquez:

"La vita non è quello che si è vissuta,

ma quella che si ricorda,

e come la si ricorda

per mantenerla" ("Vivere per raccontarla")

Non nascondo che sono personalmente interessato. Abbiamo incontrato non tanto tempo fa, a scuola per la prima volta, poi per caso per strada, e poi non per caso da me, e adesso posso venire da voi ed all’esposizione. Sono felice che state a casa. Giovanna, Peti e Tu, e che anche qui avete portato la vostra opera del primo millenio, che fa riflettere, ed esprime con una forza sbalorditiva le domande vitali ed i punti interrogativi del passato e particolarmente dei secoli prossimi.

Elemèr KÉRI

Professore, storico della civiltà, filosofo

Budapest, 09/03/2003

 

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